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26 settembre 2016

Un acquisto online su 10 in Italia è fatto nel fashion

Fashion? Nel pieno di Milano Moda Donna, la settimana della moda di Milano in programma fino al 26 settembre (180 collezioni di abbigliamento e accessori donna per la primavera-estate 2017), verrebbe da dire, che oltre la passerella c’è di più. E’ vero, i grandi marchi si danno battaglia nella capitale italiana del prèt-à-porter (non solo in questa occasione) nel corso di 71 sfilate, 98 presentazioni e 32 eventi. Ma fashion è anche quello che non si vede, sembra paradossale ma è così. La bellezza è anche strategia di business, ecommerce, startup, numeri. Avete ancora qualche dubbio? Persino Instagram, il social delle foto più scelto da aziende, retailer, influencer, ha dedicato alla moda una pagina. Si chiama Feed Fashion, un canale che più business non si può: numeri, strategie, statistiche per campagne di marketing di successo.

L’ecommerce del fashion vale 1,8 miliardi

Partiamo dall’ecommerce. I dati sono dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm-Politecnico di Milano. L’ecommerce del fashion vale il 10% di tutto l’ecommerce in Italia. Nel dettaglio, pesa oltre 1,8 miliardi di euro, con una crescita del 25% rispetto al 2015. Per quanto riguarda l’evoluzione del settore negli ultimi 5 anni, il tasso di crescita medio annuo dell’abbigliamento online è stato pari al 30%, il doppio rispetto a quello dell’ecommerce nel suo complesso (+15%).

Web e negozio. Lanieri e le altre startup

In breve, il business del fashion parte dal web, inizia in rete, grazie alle startup che decidono di muovere qui i loro primi passi, ma non prescinde dal negozio. Da una parte si riesce a disintermediare il settore e andare direttamente incontro al consumatore finale, fornendo qualità a prezzi competitivi. Dall’altra molti hanno capito che il Web, da solo, non basta. Insomma c’è ancora bisogno del negozio fisico, del luogo in cui toccare con mano marchio e prodotti. Per questo anche i marchi digitali della moda non hanno mai smesso di creare spazi reali dove i clienti possano andare e provare i prodotti in prima persona e dove possano essere seguiti individualmente da un esperto di stile.

Internet sì, ma senza dimenticare l’atelier

Qualche esempio? Partiamo da Lanieri, startup italianissima. Il progetto di Simone Maggi e Riccardo Schiavotto, e-commerce di abiti su misura maschili Made in Italy, si è aggiudicato a maggio 2016 il Netcomm eCommerce Award 2016 nella categoria abbigliamento e accessori a pari merito con il big delle vendite di vestiti, scarpe e borse online. Top nell’ecommerce, ma anche offline. Lanieri ha aperto quattro atelier in Italia (Milano, Torino, Roma e Bologna) e inaugurato nel 2016 due atelier all’estero (Monaco di Baviera e Parigi) con un duplice format: sia vetrina su strada che atelier all’interno di uno stabile. L’apertura degli atelier hanno aiutato il marchio a far vivere ai clienti di persona l’esperienza di Lanieri.

In Italia c’è anche Velasca, ecommerce di scarpe di qualità Made in Italy a prezzi accessibili, che ha aperto uno store a Milano e un temporary a Monaco, per aggiungerne a breve altri 12: a Londra, Parigi, Roma, Torino, forse a New York e poi ancora in Svezia, Norvegia, Danimarca e Germania.

Prima online poi a SoHo

La startup di design eyewear Warby Parker prima di aprire il suo store nel cuore di SoHo ha iniziato il suo business online vendendo occhialeria originale e di qualità a prezzi competitivi rispetto alla media. Nel 2012 quando ha inaugurato la prima boutique, Warby Parker era già famoso: nelle prime tre settimane oltre quattromila persone hanno affollato il negozio, con code fuori dalla porta nei weekend. Un altro esempio? Bonobos, l’ecommerce newyorkese di abbigliamento maschile, è stato uno dei primi ad aprire anche uno spazio fisico, i guide shop, negozi che ripropongono una sorta di campionario dei modelli presenti sul sito, disponibili da provare. Dopo ogni appuntamento i clienti ricevono un’e-mail con le preferenze espresse in materia di fit e stile che consente loro di finalizzare l’acquisto attraverso il sito web. (di Alessio Nisi, Redazione StartupItalia!)