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15 novembre 2016

Oracle Cloud Day 2016: il cloud è arrivato anche in Italia

Vale appena il tre percento della spesa ICT, ma il cloud è arrivato anche in Italia. Oracle Cloud Day 2016 è stato l’occasione per fare il punto, tra criticità e segnali positivi. Ne hanno parlano Fabio Spoletini (AD Oracle Italia) e Andrew Sutherland (SVP Oracle Emea).

E’ stata un’occasione di confronto a tutto campo su cloud computing e Industry 4.0 l’edizione milanese di Oracle Cloud Day 2016, e l’evento più importante in Italia per Oracle, guidata nel nostro Paese da Fabio Spoletini, Country Manager e Regional VP Italia/Francia che ha così esordito: “Sì, finalmente il cloud è arrivato anche in Italia: le ricerche di mercato dicono che nel primo semestre del 2016 le spese per il cloud sono cresciute del 20 percento anno su anno”.

Dal 2013 ad oggi la spesa è addirittura raddoppiata, ma non senza criticità. Per esempio vale 1,7 miliardi ma rappresenta appena il 3 percento del totale investito in ambito ICT. E, soprattutto, per il 90 percento vi contribuiscono solo i primi trenta attori italiani. Prosegue Spoletini: “Significa che le nostre PMI non sono ancora salite sul carro del cloud computing. E I’Italia ha bisogno invece di questo cambio di passo”. Intanto lo scenario Emea è già profondamente diverso.

L’Europa infatti risponde al 3 percento del Bel Paese con oltre il 10 percento. In Italia le grandi aziende si muovono, meno le piccole, e nel complesso rimaniamo molto indietro. Le previsioni IDC poi raccontano che nel 2020 in Emea la spesa IT sarà orientata al 50 percento sui progetti cloud, non potrà essere così qui da noi. Un’altra salienza è che della spesa per il cloud italiana solo il 30 percento è orientata al public cloud (circa 600 milioni) e, secondo il Politecnico di Milano, la maggior parte (oltre un miliardo) si rivolgerà anche in futuro al cloud come ‘enabling infrastructure on premise’ quindi per i data center aziendali.

Per Spoletini: “C’è un mare di lavoro da fare, partiamo però – almeno – da un segnale positivo…”. Lo ha svelato a partire da una ricerca condotta in Emea sulla base di interviste ai manager aziendali ed estrapolando i dati italiani: “Il 60 percento dei nostri manager è consapevole delle opportunità del cloud”. E la ricerca aggiunge come il 35 percento sulla base dello stesso campione preveda di fare investimenti in area cloud nel 2017. Ci sono alcune parole chiave che emergono sempre dalle interviste: efficienza, flessibilità, velocità, digitale, opportunità e sicurezza.

Quasi un programma strategico, che non può escludere l’attenzione per un gap di competenze che rappresenta un problema sui cui tutti gli attori della filiera devono impegnarsi. Ecco allora la strategia ben delineata dalle parole di Andrew Sutherland, SVP Business Development System & technology di Oracle per l’area Emea e Apac. Si parte da un tema antico e caro a Oracle: quello del viaggio di trasformazione, quello dell’inizio di un processo di cambiamento. Oracle offre il suo percorso, vuole rinforzare il mercato proprio sollecitando un processo di cambiamento.

A questo scopo gli importanti investimenti nel cloud di oltre 100 milioni a settimana in ricerca e sviluppo per un valore complessivo di 5,2 miliardi di dollari.

Significa anche sensibilizzare partner e clienti sul fatto che il business è necessariamente digitale, pronti però a dare delle risposte concrete ad aiutarli con soluzioni pronte. “E un business è digitale – ha affermato Sutherland quando i dati generano informazioni e originano altri dati, quando si riesce a estrarre valore, il valore diventa servizio, e il servizio genera altro valore una volta che viene venduto ai clienti. Nell’economia digitale si parlerà sempre più di clienti che acquistano prodotti e più servizi, pensati ed erogati grazie allo studio delle informazioni e alla loro condivisione”.

Quando un’azienda è data driven?

E’ proprio la capacità di tenere legati insiemi prodotti e servizi a offrire la prospettiva per cui la proposta Oracle oggi è la più completa. L’azienda che ha messo il dato sempre al centro riconosce come i dati non possano rappresentare un prodotto a parte, in uno scenario in cui solo il 5 percento delle realtà oggi è consapevole del loro valore, per quanto l’84 percento del valore delle prime 500 realtà secondo Standard&Poors sia già oggi da ricercare su asset intangibili. Eppure c’è un sistema abbastanza semplice per comprendere se la propria azienda si muova correttamente nell’era della data economy:

  • Qualcuno è responsabile della qualità dei dati?
  • Al lancio di qualsiasi campagna o prodotto il rilevamento dell’audience è prioritario dal primo giorno?
  • Quando qualcuno porta un’opinione essa è sempre supportata da dati e numeri?
  • Condividete dati con i partner nel modo opportuno al fine di dare valore alla loro conoscenza?
  • Ognuno è in grado di accedere ai dati di propria competenza e mette a frutto un necessario training per utilizzarli nel modo migliore?
  • I dati generati dai prodotti vengono utilizzati per migliorare l’esperienza con il prodotto?
  • Quando è necessario, sapete individuare come acquistare dati esternamente e quali?

Interrogativi pesanti inseriti nelle nostre realtà, per questo è necessario porre giuste basi. Quella infrastrutturale espressa da Oracle Cloud comprende una piattaforma integrata per supportare la trasformazione digitale con le caratteristiche di Completezza, Apertura, Sicurezza, Opportunità di scelta, Deployment che restano pilastri consolidati della strategia. Oracle copre tutti i modelli: Iaas, Paas, Saas, integrati, riducendo la complessità con l’offerta di sistemi ingegnerizzati, e un’architettura basata su standard aperti, per ogni tipo di workload (su ogni genere di OS e piattaforma, integrata prima di tutto con le apps di Oracle).

Il vero punto di forza dell’offerta però è legato alla possibilità già oggi di spostare senza soluzione di continuità carichi di lavoro tra risorse on-premise e public cloud, e ancora di più la possibilità di scegliere tra soluzioni (a) on premise con software licenziato e hardware a scelta gestito on-premise, (b) oppure una soluzione cosiddetta di “cloud presso i clienti” con un servizio basato su sottoscrizione gestito da Oracle, dietro il firewall aziendale, più veloce e con costi di networking contenuti, o infine (c) Oracle Cloud a tutto tondo, quindi la sottoscrizione di un servizio completo gestito da Oracle.

Un modello che nella proposta Exadata può significare la scelta di una macchina gestita dal cliente, acquistata dal cliente, nel DC del cliente, oppure la preferenza per Exadata Cloud Machine, quindi ancora nel DC del cliente ma con una sottoscrizione per la gestione da parte di Oracle, oppure in modalità Servizio quindi in Oracle Cloud gestita da Oracle. Allo stesso modo l’offerta può essere declinata in ambito Big Data.

Le esperienze cloud in Italia

La contestualizzazione dell’evento con le storie sul campo di clienti come Amplifon, Assicurazioni Generali, GE Oil & Gas, Luxottica, Ministero del Lavoro (Comunicazione e prodotti editoriali), Sirti e Telecom Italia ha evidenziato alcuni tratti che nella nostra esperienza ci vengono raccontati oramai con una certa frequenza. Prima di tutto che il viaggio in cloud comporti necessariamente un risparmio alle voci di spesa IT non è così vero, anzi.

Il cloud computing abilita la trasformazione in qualsiasi tipo di azienda. Sì! Rende disponibili soluzioni enterprise a realtà di ogni dimensione. Sì. La trasformazione è necessaria e quindi lo è anche il cloud ma non è vero che con il cloud necessariamente si risparmia (Amplifon). I costi crescono in modo diverso rispetto a prima, si possono ponderare meglio (ma non sempre), abilitano servizi e possibilità impensabili, ma non è vero che alla fine del processo di trasformazione si spenda anche meno. E un’altra caratteristica che sembra emergere come fattore comune è che il percorso verso il cloud non è necessariamente pervasivo nelle esperienze aziendali.

Spesso in Italia il cloud entra a macchia di leopardo anche in un’unica azienda, su alcune funzioni, oppure si parte con un progetto, che non coinvolge tutte le divisioni. Questo accade soprattutto nelle realtà consolidate, quelle che devono trasformarsi. Allora ecco che spesso prevale ancora la necessità di ancorarsi con pragmatismo a utilizzare il cloud per risolvere un problema, soddisfare un bisogno, piuttosto che “sposare il cloud con ambizioni visionarie, su cui non si potrebbe rendere conto a nessuno nell’immediato e con un certo margine di rischio”, come ha sottolineato con italica saggezza proprio Luxottica a conclusione keynote. (di Mario De Ascentiis, Redazione TechWeekEurope IT)