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26 luglio 2017

Industria 4.0, avanti con gli incentivi

Contributi dimezzati per i giovani. I provvedimenti allo studio per la manovra d’autunno: tasse ridotte per chi assume. Nuovo credito d’imposta per la formazione e l’iperammortamento sarà ampliato

Visto che il sentiero resta sempre abbastanza stretto, come ricorda di continuo il ministro Padoan, il governo in vista della prossima legge di Bilancio punta a selezionare con cura gli interventi per individuare quelli che possono dare i risultati migliori. Giovani e occupazione sono le priorità riconosciute da tutti e quindi due saranno i pilastri portanti della manovra d’autunno: taglio del cuneo fiscale e nuova spinta agli investimenti. A partire dal programma Industria 4.0 messo in campo dal ministro dello Sviluppo Calenda che in questi mesi sta già dando importanti risultati (basta vedere l’impennata di investimenti in macchinari e nuove tecnologie) e che quindi verrà ulteriormente potenziato. In particolare al Mise pensano di prorogare tutti gli attuali incentivi e di potenziare i tanti strumenti già messi in campo, dal Fondo di garanzia alla legge Sabatini, all’iperammortamento del 250% riservato specificatamente all’innovazione e che dal 2018 riguarderà un elenco più ampio di beni incentivabili.

Lavoro 4.0

D’intesa col ministro Poletti verrà poi data sostanza alla seconda gamba del piano Industria 4.0, quella legata al lavoro, facendo leva sui «digital innovation hub» e sui «competence center» e introducendo un credito d’imposta specifico a favore della formazione. Quindi si pensa di rafforzare ulteriormente anche il piano straordinario del Made in Italy per supportare ancora meglio l’internazionalizzazione delle nostre imprese, mentre è previsto che il superammortamento del 140% destinato all’acquisto di beni materiali si esaurisca come previsto a fine anno. Sempre sul fronte degli investimenti il governo sta ragionando anche sulla possibilità di riformare il Cipe per velocizzare i tempi degli interventi pubblici, mentre al Mise non escludono che anche alcune parti della nuova strategia energetica nazionale possano trovare spazio nella manovra di ottobre.

Pacchetto giovani

A seconda delle risorse che si avranno a disposizione verrà poi graduato l’intervento sul cuneo fiscale. È noto che Renzi vorrebbe un taglio forte e generalizzato ed anche per questo spinge per portare il deficit al 2,9%. Padoan invece sembra preferire interventi più calibrati in modo da essere sicuro che possano durare nel tempo. Per questo l’idea di partenza per spingere l’occupazione dei giovani prevede di dimezzare i contributi a carico dei datori di lavoro (dall’attuale 33% al 16%) per 2-3 anni per tutti gli under 35 assunti a tempo indeterminato. Per gli anni successivi poi si pensa di proseguire limando di 3-4 punti i contributi per assestarsi al 29-30% mettendo la differenza a carico della fiscalità generale. Un intervento del genere, a cui verrebbe applicato un tetto di 3mila euro l’anno, costerebbe circa 900 milioni il primo anno e 2 miliardi a regime. Un’altra ipotesi prevede invece la cancellazione totale dei contributi per 2 anni a favore solo degli under 25 a cui poi verrebbe assegnata una sorta di «dote personale» per gli anni a seguire sotto forma di sconto di 2 punti per ogni anno dei contributi versati dal dipendente.

Manovra leggera

Nel complesso il governo sta pensando ad una manovra leggera, nell’ordine dei 13-15 miliardi di euro, compreso ovviamente l’azzeramento delle clausole di salvaguardia. Sul fronte delle coperture una parte importante di risorse dovrebbe arrivare da nuove misure di contrasto dell’evasione, a partire dall’obbligo di fatturazione elettronica estesa anche ai privati su cui si attende il via libera di Bruxelles, e dalla prosecuzione della spending review. Senza contare poi gli 8-9 miliardi di deficit in più che la Ue praticamente ci ha già concesso.
(di Paolo Baroni, Redazione La Stampa)