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02 dicembre 2016

Il controllo dell’americana Woolrich passa al gruppo bolognese WP

«In trent’anni di lavoro ne ho viste tante, di fusioni e acquisizioni, in ogni settore. Ma è la prima volta che mi capita un’operazione in cui il distributore acquisisce il controllo della casa madre. Ancor più eclatante che il primo sia europeo, anzi, italiano, e la seconda americana».

Paolo Corinaldesi introduce così la nascita di Woolrich International, di cui è stato nominato amministratore delegato: la società nasce dalla fusione di Woolrich Inc., la più antica azienda americana di abbigliamento outdoor, e Woolrich Europe, società del gruppo bolognese W.P. Lavori in corso, che controlla con una quota di maggioranza dell’80% la “nuova” Woolrich, che avrà sede legale a Londra. «Stiamo lavorando a questo accordo con la controparte americana da due anni, ma il rapporto di Woolrich con W.P. risale a molto prima: sono 32 anni che collaboriamo con l’azienda americana – sottolinea Cristina Calori, ad e presidente di W.P. e presidente di Woolrich International –. Dal 1984 siamo il loro distributore, dal 1998 abbiamo anche la licenza di design, produzione e distribuzione per l’Europa e l’Asia».

L’heritage di Woolrich, fondata in Pennsylvania nel 1830, sarà garantito non solo dal lungo legame con W.P., che ha sempre rispettato la storia e le caratteristiche del marchio, ma anche dalla presenza della famiglia Rich come socio di minoranza, e Nicholas Brayton, discendente di settima generazione del fondatore John Rich, sarà responsabile per il mercato americano.

Già oggi per la società nata dalla fusione si può stimare un fatturato 2016 da media impresa: i ricavi 2016 saranno di 170 milioni. Ma gli obiettivi sono ambiziosi: «Il segmento dell’outerwear in generale e in particolare dei capispalla per l’outdoor come parka e piumini sta vivendo un momento magico e noi abbiamo tutte le caratteristiche per sfruttarlo al meglio – aggiunge Corinaldesi –. Non solo: questo segmento è tra quelli a più alta marginalità dell’abbigliamento. Da qui al 2020 vorremmo arrivare a 266 milioni di fatturato, con una crescita media annua del 12% e i dipendenti passeranno da 300 a 500. A quel punto saremo pronti per lo sbarco in Borsa».

Un pool di banche italiane (Intesa Sanpaolo, Unicredit e Bper) ha creduto nell’operazione, «garantendo una linea di credito – precisa l’ad di Woolrich International – di 80 milioni, destinati in parte al piano di investimenti da qui al 2020, che è di 45 milioni». Tre le linee di sviluppo: espansione geografica, negozi monomarca (destinati a salire da 25 a 60) e sviluppo della linea Woolrich Outdoor.

Ad Andrea Canè è stato affidato il ruolo di direttore creativo globale di Woolrich International: «Perché un piano di business abbia successo serve un’intesa, forse addirittura un’affinità elettiva, tra proprietà, manager e ufficio stile. Le esigenze creative non possono prescindere da quelle economiche: ci siamo confrontati e abbiamo condiviso il posizionamento prezzo e le decisioni sull’ampliamento della gamma di prodotti. Potenzieremo la maglieria, ma anche i capi spalla di peso medio, utilizzando tessuti e imbottiture di nuova generazione. Senza trascurare gli accessori – anticipa Canè –. Al Pitti Uomo di gennaio presenteremo le scarpe, un progetto creativo e industriale tutto interno».

Gli altri marchi di cui W.P. è distributore e/o licenziatario, tra i quali spicca Barbour, continueranno a essere gestiti e sviluppati separatamente. «Il nostro obiettivo è fare di Woolrich un brand sempre più conosciuto e leader globale nell’abbigliamento outdoor», conclude Corinaldesi. (di Giulia Crivelli, Redazione Il Sole 24 Ore)