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30 gennaio 2017

Industria 4.0: ecco i quattro pilastri della rivoluzione

Industria 4.0 significa non solo quarta rivoluzione industriale. Secondo gli esperti di McKinsey & Company, quel 4 rappresenta anche il numero di pilastri su cui si fonda la nuova industria. Si prende a prestito anche un parola inglese, disruption, a indicare che sta prendendo l’avvio una vera e propria rifondazione del modo di progettare, produrre e vendere. Ma quali sono questi pilastri della disruption? Eccoli: dati, analisi, interazione e trasferimento.

  1. Il potere dei dati:
    I dati che si accumulano in quantità impressionanti e sono immediatamente reperibili e utilizzabili grazie alla connessione diffusa, rappresentano un’opportunità di business e interessi economici. Anche quelli apparentemente futili, come le chat sui social network, visto che indicano orientamenti del costume da cui discendono comportamenti di consumo. Ma naturalmente sono decisivi quelli identificativi. A settembre Yahoo, dinosauro del web in crisi e candidato all’estinzione, ha subito il furto di dati per circa 500 milioni dei suoi utenti, nomi, indirizzi email, date di nascita e password, tutti rubati da un commando di criminali informatici interessati a rivendere i dati in pacchetti da poche migliaia di dollari. A causa del furto, le trattative per la vendita di Yahoo a Verizon sono entrate in stallo, facendo precipitare le azioni dell’ex colosso americano (la valutazione da 4,8 miliardi di dollari sarebbe stata dimezzata). Una riprova di quanto sia importante il valore economico dei dati, che non hanno importanza solo nel mondo digitale. In Africa, una miniera d'oro ha adottato un sistema di sensori capace di fornire un maggior numero di dati sulla fluttuazione della quantità di ossigeno nel sottosuolo. Questo ha portato a un’estrazione del 3,7% superiore, equivalente a circa 20 milioni di dollari di guadagno annuale in più. Il mercato dei dati quest’anno si è attestato sugli 11 miliardi di dollari per i soli Stati Uniti, e si precede il raddoppio nel 2017. Si aggiunge l’indotto: sempre negli Usa la protezione dei dati vale 3 miliardi, con una previsione di 10 miliardi entro il 2020.

  2. Leggere meglio i numeri:
    I cosiddetti analytics fanno da ponte fra i dati e le applicazioni pratiche. Raccogliere i dati non è che l’inizio, vanno elaborati e analizzati per offrire informazioni su cui pianificare strategie, o da inviare direttamente agli apparati industriali. Un esempio nel mondo auto: i configuratori automatici, cioè quei siti web sui quali personalizzare un modello e ottenere un preventivo in tempo reale, hanno permesso di ridurre di tre ordini di grandezza la produzione di componenti, da una media di 20 milioni a poco meno di 15mila. Come? Si sono analizzate le personalizzazioni più visitate sul sito web, accorgendosi che erano anche quelle di gran lunga preferite in fase di acquisto. Allora si è deciso di eliminare i componenti meno selezionati dalla filiera di produzione, con un risparmio enorme in stampi, manifattura e stoccaggio. A cavallo fra dati e analytics c’è il mercato dell’internet delle cose. L’industria avrà sistemi tutto incluso (sensori collegati a microcomputer) che rilevano dati e li elaborano, così da ridurre i consumi e alzare l’efficienza.

  3. Un mondo d’interazioni:
    Oggi comporre un numero di telefono picchiettando su un display liscio è normale, ma fino al 2007, anno di lancio dell’iPhone, i pulsanti erano la massima espressione di interazione tra uomo e macchina. L’Industria 4.0 riduce ancora il contatto fisico. Proprio gli smartphone hanno adottato l’accelerometro, un sensore capace di leggere i movimenti del corpo trasformandoli in strumenti d’interazione. Ma è con la realtà virtuale che questi componenti hanno trovato il massimo impiego: i caschetti ci immergono in un mondo tridimensionale, col movimento di braccia e gambe ci possiamo spostare al suo interno. Non è un videogioco, un chirurgo può simulare un intervento, un imprenditore può provare il prototipo di una macchina industriale che si trova dall’altra parte del mondo. In un paio d’anni i caschetti daranno la precisione necessaria per simulazioni più delicate. Un assaggio di futuro utile all’industria è Hololens di Microsoft, mix fra realtà virtuale e realtà aumentata: il caschetto miscela la realtà con immagini tridimensionali. Così, il tavolo di una sala riunioni si popola di prodotti virtuali da mostrare ai clienti, che una volta indossato Hololens possono prenderli in mano e interagire con essi. La società di logistica austriaca Knapp ha dotato i magazzinieri di occhiali in realtà aumentata: a ciò che vedono coi loro occhi si sovrappongono informazioni digitali per individuare più velocemente i bancali da ritirare, con un aumento dell’efficienza del 40%.

  4. Dal digitale all’analogico:
    Quarto pilastro dell’industria 4.0 sono i processi in cui le informazioni digitali modificano o creano oggetti fisici. Lo strumento principe è la stampante in 3D. Qui i dati sono ancora contrastanti, ma appare attendibile la stima di Wohlers Report: 5,1 miliardi di fatturato nel 2015 per questo mercato. E la crescita media, negli ultimi anni, è stata del 25%, comprenso il 2016. Il mercato si sta razionalizzando da una parte si è ridotta l’offerta e il consumo di stampanti 3D a basso prezzo, mentre il business si è spostato verso le vere soluzioni professionali. Cioè le stampanti 3D adatte alla prototipazione di macchine industriali, auto, aerei. Ma anche di quelle capaci di fabbricare componenti in serie, sostituendo molte funzioni manuali. Ecco perché Markets and Markets stima che il mercato oltrepasserà i 30 miliardi di fatturato per il 2021. Le industrie di successo saranno quelle capaci di avere tutti e quattro i pilastri. Raccogliere le preferenze mutevoli dei visitatori di un sito, analizzarle per individuare quelle che garantiscano il migliore profitto, svilupparle e simularne l’efficacia in un ambiente virtuale, infine dare il via alla produzione avviando la stampa in 3D, che già viene impiegata non solo per i prototipi ma anche nelle filiere di produzione. L’industria 4.0 è già qui, è solo questione di adattarci il proprio business. (di Riccardo Meggiato, © 2016 Class Editori)