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16 febbraio 2016

Damiani tra oro e vetro

La storica azienda di gioielli ha rilevato la maggioranza della Venini di Murano. Obiettivo: debuttare nell’home e sfruttare la propria rete distributiva mondiale.

Damiani, azienda quotata a Piazza Affari e guidata dai fratelli Guido e Giorgio Grassi Damiani, ha rilevato il 60% dell’azienda muranese Venini attraverso la cassaforte familiare D. Holding. Dopo aver ricevuto offerte da diversi investitori internazionali, Venini ha scelto Damiani per l’affinità di intenti, “perché entrambe le aziende sono realtà centenarie, made in Italy, con la stessa visione della vita e degli obiettivi di business”, ha dichiarato Giancarlo Chimento, la cui famiglia insieme a quella dei Tabacchi aveva acquisito l’azienda vetraia nel 2001.

Entrambi i proprietari, alla luce del nuovo accordo, del quale non sono stati ancora resi noti i dettagli relativi all’investimento, resteranno nella compagine azionaria con il rimanente 40 per cento. I Chimento, inoltre, continueranno a svolgere un ruolo operativo nella gestione della società coadiuvando Damiani nelle strategie di crescita. “Noi e Venini – ha affermato Guido Damiani, presidente del gruppo – ci rivolgiamo a un target di pubblico elevato in termini di gusto, disposto a pagare per l’oggetto artistico/scultura”.

In un periodo in cui il potenziale commerciale di gran parte dei settori è definito dal livello di ‘brandizzazione’, Damiani sceglie un marchio forte e consolidato per debuttare nel design: “anche nell’arredo non funziona più l’unbranded”, ha commentato Damiani. La strategia post acquisizione partirà con una spinta all’internazionalizzazione di Venini sfruttando il know-how nel marketing e il network distributivo di Damiani, che gestisce 55 punti vendita diretti e 20 in franchising, per un fatturato di gruppo che nel primo semestre dell’esercizio 2015/2016 (aprile-settembre) ha raggiunto ricavi pari a 68,7 milioni di euro, in crescita del 10,7% rispetto ai 62,1 milioni di euro registrati nell’analogo periodo dell’esercizio precedente. L’ebitda consolidato è stato pari a 15,7 milioni di euro, mentre l’utile netto di 5,2 milioni di euro. “Per fare un esempio – ha proseguito Damiani – il Giappone è il nostro secondo mercato più forte dopo l’Italia, e sarà uno dei Paesi nei quali faremo debuttare Venini, che ancora non vi è presente”. A livello retail, nei negozi Rocca (di proprietà di Damiani) saranno inseriti spazi dedicati a Venini, lo stesso avverrà nel wholesale.


Lampadario Balloton; Silvia Damiani, Giancarlo Chimento e Guido Damiani

Una fonte di sviluppo interessante per il brand di design sarà il contract, specialmente nell’hotellerie e nell’arredo di residenze private di lusso. “E poi – prosegue Damiani – perché no, anche nei negozi dei colleghi del mondo della moda e del lusso”. Sul fronte del prodotto, al momento l’intenzione è di mantenere il core business, anche se “ben venga comunque l’inserimento di lampadari Venini nei nostri negozi, ma non stiamo pensando a una convergenza tra i due brand in termini di prodotto”, ha dichiarato Damiani.

L’acquisizione di Venini, che ad oggi conta circa 80 dipendenti “con l’obiettivo nel medio periodo di aumentare l’occupazione”, si inserisce nella strategia dei fratelli Damiani di investire e sviluppare brand di lusso e storici, come Damiani, Salvini, Rocca, Calderoni e Pomellato. Nel processo di crescita del marchio si prevede un nuovo catalogo prodotto con un mix di proposte classiche e contemporanee con una particolare attenzione all’arte grazie alla collaborazione con architetti e designer.

Attualmente Venini, che nel 2015 ha registrato un fatturato di circa 10 milioni di euro in crescita dell’8,5% rispetto al 2014, lavora con Peter Marino e prevede una partnership con Frank Gehry. La storia del marchio, che espone alcune sue creazioni al Victoria and Albert Museum di Londra, al Metropolitan Museum e al Moma di New York e alla Triennale di Milano, ha già visto numerose firme importanti, tra le quali Carlo e Tobia Scarpa, Ken Scott, Fulvio Bianconi, Alessandro Mendini, Tadao Ando, Gio Ponti, Gae Aulenti, Ettore Sottsass e Massimiliano Fuksas.